Andrea Cigni

DON PASQUALE

1421557
Regia: Andrea Cigni
Scene: Lorenzo Cutùli
Costumi: Lorenzo Cutùli
Luci: Fiammetta Baldiserri

L’idea

Il progetto di Don Pasquale nasce dalla prioritaria volontà di restituire il carattere teatrale dell’opera del compositore bergamasco. Don Pasquale è sicuramente l’opera buffa più riuscita di Donizetti e questa fortuna è dovuta anche alla grande caratterizzazione dei personaggi che agiscono nel corso della vicenda, ciascuno con un proprio modo di essere, con un proprio ‘scopo’, con peculiarità fisiche e caratteriali specifiche e personali.

Il primo lavoro che abbiamo fatto è quello di restituire questo senso drammaturgico che l’opera richiede desiderando rendere unico e ben riconoscibile nella recitazione e nella sua rappresentazione ciascun interprete.

L’epoca durante la quale abbiamo collocato la vicenda è la metà del Novecento. Vuoi perché le linee dei costumi dell’epoca ben si prestano a rendere la nostra idea, vuoi perché alcune ‘soluzioni visive’ trovano giustificazione e pertinenza in una collocazione ‘moderna’ e non storicizzata. Infine abbiamo ritenuto importante l’esigenza di avvicinare i personaggi e la vicenda al pubblico, utilizzando riferimenti temporali, visivi, culturali, più vicini ai nostri giorni.

La fonte primaria di ispirazione è stato proprio il carattere di Don Pasquale, il suo essere ‘taccagno’. Una sorta di vecchio ‘avaro’ cui interessa fondamentalmente proteggere il proprio patrimonio e per far ciò utilizza ogni mezzo, anche il matrimonio combinato (seppur con una giovane ed avvenente ragazza).

L’oggetto più evidente che ci è balzato subito alla mente, riconducendolo ad una sorta di ‘Paperon de’ Paperoni’ umano o un Mr. Scrooge del romanzo di Dickens, è la cassaforte: l’elemento che chiude e protegge il suo ‘tesoro’, la sua ricchezza materiale, ma che avrà poi il compito di racchiudere il vero tesoro dell’opera nel finale.

La casa di Don Pasquale è dunque un’enorme ed inespugnabile cassaforte, dentro alla quale è difficile entrare, che racchiude a sua volta una seconda ed altrettanto inespugnabile cassaforte/forziere che contiene tutti gli ‘averi’ di Don Pasquale. Coloro che hanno a che fare con il protagonista (Norina, Malatesta, Ernesto…) devono necessariamente riuscire ad essere accettati nel suo mondo e pian piano ‘espropriare’ il vecchio tirchio di tutto ciò che ha, per far vincere l’amore dei due giovani.

Opposto al mondo di Don Pasquale è il mondo fiorito, lieto, gaio, di Norina. Un mondo fresco, amoroso, felice che fa davvero da contraltare alla cupezza del vecchio e che pian piano lei saprà far prevalere, rompendo la tristezza del caveau.

Fanno da cornice tutti i protagonisti della vicenda e il coro, ciascuno con una propria specifica caratterizzazione.

L’elemento comico è quello che, oltre all’evidente e necessario argomento amoroso, guiderà il lavoro relativo alla messinscena, con l’uso sorprendente della macchineria e l’accuratezza della recitazione. Il colore, la luce, il contrasto tra gli ambienti legati ai vari personaggi, saranno la chiave di lettura visiva del nostro lavoro.

Riassumendo: epoca metà del Novecento (anni Cinquanta), Don Pasquale un vecchio ricco tirchio che cerca di proteggere il suo tesoro, Norina una bella e giovane ragazza legata ad un mondo di colore e di gaiezza con Malatesta (un esuberante e stravagante personaggio), Ernesto l’innamorato gentile che tutte le ‘Norine’ del mondo vorrebbero avere. In un vortice di comicità e di sentimentalismo si incroceranno tutti questi mondi, annullando il mondo della cassaforte di Don Pasquale. Alla fine della nostra storia resta il vero e unico tesoro, l’amore dei due giovani, incorniciato in una romantica cartolina dal titolo: “Roma, Ti amo!”.

LA SCENA 

Come già accennato, l’elemento di partenza del nostro lavoro è la cassaforte-caveau di Don Pasquale, dentro alla quale egli custodisce gelosamente i propri averi e le proprie ricchezze accumulate nel corso di una vita di privazioni e di tristezza. Dunque agli occhi dello spettatore, ad ingresso pubblico, si apre proprio questo sipario-cassaforte, con le sue maniglie, i suoi marchingegni e la sua impenetrabilità.

Davanti all’entrata della cassaforte si svolge praticamente tutto il primo atto, eccezion fatta per la scena del giardino di Norina che prende il posto della cassaforte facendoci assaggiare il suo mondo pieno di felicità, di freschezza, di colombi viaggiatori, di amore e di fiori: in effetti Norina apparirà su una meravigliosa altalena sospesa su un prato, con Malatesta intento a cacciare farfalle.

L’interno del caveau è la casa di Don Pasquale. Cupa, triste, dominata da un capitonné bordò scuro consunto e da un forziere in oro zecchino che può avanzare o arretrare nella scena, si apre e si chiude, e che contiene tutti i suoi risparmi e i suoi tesori e che lui custodisce in modo spasmodico grazie a combinazioni e chiavi di ogni sorta, proteggendolo da possibili sperperi e furti.

Dentro a questo ambiente interverranno Norina e Malatesta per la scena del matrimonio col vecchio. Una volta ottenuta la mano del ricco avaro però Norina trasformerà questo triste e malmesso interno in uno spumeggiante salotto in cui dominano eleganti sofà bianchi, capitonné bianco lucido, tappeti, lampadari, aitante servitù e aprendo continuamente e a suo piacimento la cassaforte, approfittando ed abusando della ricchezza del vecchio.

L’ultima scena del ‘boschetto’ in realtà è un luogo simbolico in cui il giardino è reso da decine e decine di lampadine a bulbo che si riflettono nelle pareti a specchio (restituendoci la magia di una notte stellata piena di riflessioni oniriche) e che racchiudono ancora il forziere di Don Pasquale ma che stavolta cambia la propria funzione: ora protegge il vero tesoro dell’opera, Norina e l’amore tra i due giovani.

Il tutto si avvale di più piani drammatici, di ingressi diversi, di scale e nascondigli per offrire una maggior movimentazione all’azione scenica.

Al termine dell’opera calerà sui due amanti la scritta “Roma, ti amo!” a ricordare, con una suggestiva cartolina, la cornice della città eterna alla vicenda appena conclusa.

La scena si compone di elementi semplici ma efficaci, di trucchi teatrali di poetico impatto (come la cassaforte o il volo del piccione viaggiatore o ancora le lampadine finali e l’insegna con la scritta ROME, JE T’AIME) e di pareti che col sistema dei periatti ci consentono di variare costantemente e rapidamente quadro e scena.

 

I COSTUMI

La vicenda ha come abbiamo detto un’ambientazione moderna, gli anni Cinquanta del Novecento. I costumi, gli accessori, le linee saranno quelle di uno dei periodi più affascinanti del secolo scorso. Sarà così possibile approfittare di trovate, forme e stili che sono ancora facilmente riconoscibili da parte degli spettatori, anche facendo chiaro riferimento a personaggi e situazioni della storia moderna del costume (pensiamo a Marylin Monroe per alcune mises di Norina-femme fatale).

I colori dei personaggi dell’opera saranno in netto contrasto con la cupezza, la rigidità e la ‘tristezza’ dei colori e delle fogge degli abiti di Don Pasquale, che pur ricercando una sua eleganza, non farà altro che accentuare il proprio essere ridicolo e sempre fuori luogo.

Norina e Malatesta saranno per certi aspetti molto simili, in effetti il carattere estroso e stravagante di Malatesta richiama la protagonista femminile, anche attraverso l’uso di un costume simile nel tessuto ed in alcuni accessori. Ernesto invece sarà il classico ragazzo per bene e di seri principi, con abbigliamento alla moda, pronto a far colpo sulla sua Norina. Camerieri, cameriere, modista, parrucchiere, maggiordomo, seguiranno l’andamento della vicenda, dapprima assecondando la cupezza e la tristezza del vecchio Don Pasquale ed in seguito arricchendosi e colorandosi con l’arrivo della nuova padrona di casa e del cambio di gestione della casa e di stili di vita.